PARLO E NON MI SENTI

Da qualche anno a questa parte si verifica uno strano cortocircuito, per quanto riguarda il lavoro di scribacchino web e per quanto riguarda (nello specifico) le interviste agli artisti.

Succede infatti che sempre più spesso gli artisti (cantanti, rapper, musicisti) si lamentino del fatto che i giornalisti facciano loro sempre le ‘solite’ domande, o che ne facciano di idiote o banali. Ma, a ben vedere, le interviste rilasciate dai suddetti – in occasione di press day segreti quanto un segreto di Fatima, chescoprisoloroigliandoidiscorsideglialtrietiincazziperchènonticihannoinvitato – sono state pubblicate sui ‘soliti’ canali.

Io non sono giornalista – tesserata – ma per il mio lavoro incontro comunque persone e faccio loro domande: la coscienza personalmente ce l’ho a posto, dato che cerco sempre di condurre conversazioni interessanti, al di là delle domande standard che ‘ti toccano’ (per colpa delle circostanze in cui le suddette interviste vengono organizzate. Sono lontani anni luce i tempi in cui i giornalisti venivano invitati a parlare con gli artisti anche al di fuori dei periodi promozionali).

Se l’intervista ‘parte bene’, alcune domande non le faccio neanche.

Se l’intervista ‘non parte’, o sei tu che non hai oggettivamente ideato domande stravolgenti, o nemmeno è colpa tua, perchè può succedere che l’artista parli con te dopo un giorno intero sotto torchio dai ‘soliti’.

Ma al di là dei limiti oggettivi del meccanismo promozionale, questa domanda è inevitabile:

se non vi piacciono sempre le stesse domande, perchè non chiedete che vi facciano parlare con altre persone?

O ANCHE con altre persone, dato che – non so se sia un problema solo italico – sembra che su alcuni canali si DEBBA uscire per forza.

Eppure siamo nel 2013…non è il mio lavoro organizzare la promozione di un artista e magari qualche ufficio stampa potrà ritenersi offeso da quello che dirò ma: com’è che viene decisa la promozione?

Farò un discorso generale, non legato a qualcuno di specifico (e lasciando perdere i casi in cui alcuni eletti posseggono il numero di telefono dell’artista, e lo chiamano direttamente senza passare dal via).

Contano i numeri?

Allora non capisco perchè i web/blogger a volte vengono esclusi. I dati sono registrabili, monitorabili e riportabili. Alcuni portali poi in quanto a numeri possono anche stracciare i siti web dei ‘quotidiani’.

Conta la qualità?

Allora non capisco perchè i web/blogger a volte vengono esclusi. Basta leggere quello che viene pubblicato per rendersi conto, basta guadare se il sito/blog è di qualità, e non ignorare il web/blogger una vita e tirare su il telefono solo quando si scrive qualcosa (giustificato) che non piace. In tal caso poi viene da pensare: quindi contiamo qualcosa se vi incazzate così tanto.

A volte si ha solo la sensazione che ci sia una specie di inspiegata discriminazione nei confronti di ciò che non è ‘quotidiano’, o ciò che è ‘web ma non abbastanza nel giro giusto’

(esempio di conversazioni avvenute post evento.
PROMOTION: “E’ stato solo un incontro per quotidiani”
SCRIBACCHINO: “Ma ho visto che c’è anche xyz.it e blabla.com”
PROMOTION: “…”)

Per non parlare delle innumerevoli volte in cui si viene contattati per quintalate di artistididubbiogusto (e poca rilevanza), e ignorati in caso di artisti più importanti, o nei casi in cui si viene contattati per portali (chiusi da mesi), o identificati solo tramite url (come se fosse stata fatta una ricerca per hot keyword su Google).

Conta il target?

Allora non capisco perchè i web/blogger a volte vengono esclusi. Ci sono alcuni artisti che hanno un pubblico giovane, o giovanissimo, e dovrebbero prediligere i canali più usati dal target – appunto -.
A che pro pubblicare un’intervista solo su un determinato canale (es. gruppo punk su un femminile) se il target dell’artista o i potenziali nuovi acquirentididisco non vengono intercettati? Allora se ne dedurrebbe che…

Conta il ‘prestigio’ (e chissene)?

Ovvio: dire di avere un’intervista pubblicata ‘da’ o ‘su’ è più ‘prestigioso’ di avere un’intervista pubblicata più ‘in target’.

Ma oggi come oggi, con la crisi che c’è, c’è ancora spazio per il ‘prestigio’?

C’è poi un altro aspetto, che riguarda la difficoltà di raggiungere un determinato artista quando diventa troppo ‘grande’, anche se tu l’hai seguito dall’inizio. Può dipendere dai canali su cui si collabora ovvio, ma se quell’artista l’ho intervistato decine di volte quando ‘non era nessuno’, perchè ad un certo punto deve diventare irraggiungibile? Quando diventi famoso non importa più uscire nei canali giusti ma nei canali del ‘prestigio’ di cui sopra?

E’ ovvio che quando un artista diventa importante la lista per intervistarlo si allunga estremamente. Ma c’è anche un aspetto di soddisfazione potenziale derivata da questo lavoro: è bello incontrare artisti a distanza di anni e poterli intervistare quando sono diventati qualcuno, con la consapevolezza di averli sempre considerati anche quando non erano nessuno.

In tutto questo dall’altra parte invece c’è (poca) gente che lavora sempre bene, che ti tratta con correttezza sempre e che manda in crisi il paradigma appena descritto. Quindi quali sono i meccanismi che lo inceppano?

Per il bene degli artisti, e per il bene di chi fa questo lavoro seriamente, sarebbe il caso di pensarci.

Pubblicato il marzo 30, 2013 su LIFE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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