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ALZA LO SGUARDO E SII RIBELLE

Una piccola nota pubblicata su Medium.

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CI SERVE ANCORA IL MATRIMONIO?

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Fra quante creature han senso e spirito,
noi donne siam di tutte le piú misere.
Ché, con profluvii di ricchezze prima
dobbiam lo sposo comperare, e accoglierlo
– male dell’altro anche peggiore – despota
del nostro corpo.

Medea, Euripide

Per fortuna delle donne i tempi sono cambiati rispetto a quanto raccontava Medea alle donne di Corinto, qualche secolo prima di Cristo.

O forse no.

Stamattina stavo guardando a tempo perso uno di quei reality di Real Time in cui veniva mostrato un matrimonio (non è una novità che Real Time sia il canale dove la gente si sposa, o cucina, o ha malattie imbarazzanti).

La sposa, raggiante, annunciava al suo quasi marito:

“Ti farò un massaggio quando sarai stanco”

E io al momento ho pensato: “Col cazzo! Perchè dev’essere lei a fare un massaggio a lui, quando ‘è stanco’. Perchè lei non si stanca mai?”.

Questo è uno solo dei tanti aspetti culturali del matrimonio, della tradizione – ‘tradizione’ intesa nell’accezione peggiore – ancora da scardinare (come la cura familiare di esclusivo appannaggio femminile, l’uomo percepito ancora come ‘babysitter’ dei figli in caso di assenza della mamma e non come padre).

Inoltre, in un periodo infuocato come questo in cui si discute ferocemente di unioni civili, ricordiamoci che a monte ci sono delle leggi che hanno voce in capitolo quando due persone decidono di creare un progetto di vita insieme.

Quello che mi chiedo io è:

ci serve ancora il matrimonio?

Ora, posto che ogni donna è libera di fare ciò che vuole nella sua vita (anche se non capisco quelle esistenze interamente votate al ‘grande giorno’, che sostentano un’industria senza precedenti), mi chiedevo se ha senso conservare ancora questa istituzione.

Per lo meno, così com’è adesso.

Laicamente parlando è un importante e sentito rito di passaggio, tanto che ancora oggi se non ti sposi sembra che la tua situazione di coppia non sia ufficiale. E sì dai, la festa piace a tutti, viene sentito davvero come momento importante nella vita di una persona, e anche se la festa vera e propria non la fai, ci tieni comunque ad avere vicino tutte le persone a cui vuoi bene.

La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società

e qui siamo d’accordo.

Quello che mi infastidisce però è la pesante impostazione patriarcale e talvolta anche sessista delle leggi che regolano l’istituzione matrimoniale. Aspetti ritrovabili qui:

Art. 79-80: Assurdamente esiste ancora la promessa di matrimonio (e “il promittente può domandare la restituzione dei doni fatti a causa della promessa di matrimonio, se questo non è stato contratto”). Ma che senso ha?

Art. 140: “La donna che contrae matrimonio contro il divieto dell’articolo 89, l’ufficiale che lo celebra e l’altro coniuge sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da €. 20 a €. 82.”. La donna prima di tutti gli altri, fateci caso.

Art 143bis: “La moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze”. Perchè mai nel 2016 una donna deve essere ancora identificata con il cognome del marito? Il marito sposandosi non acquisisce mica il cognome della moglie.

Abbiamo fatto nel giro di qualche decennio dei passi da gigante, se consideriamo che il matrimonio riparatore è stato abolito nel 1981, praticamente l’altro ieri. Ma questi soli tre aspetti sono ancora delle pesantissime eredità storiche.

Di cui potremmo volentieri fare a meno.

E quando l’amore finisce, anche il discorso dell’addebito (e del mantenimento del coniuge) non mi torna.

Art 156: “Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri”.

Quindi in soldoni: chi si becca l’addebito deve pagare gli alimenti. Ma non è un discorso anacronistico? Ci si dovrebbe poter separare punto e stop, senza oneri (economici) che derivano dalla rottura di un rapporto.

Perchè capiamoci, l’addebito sembra tanto una vendetta operata dallo Stato nei confronti di chi – ad esempio – ha tradito (violando una parte dell’art 143 che sancisce l’obbligo “reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”).

Ieri leggevo questa storia ad esempio: perchè lo Stato italiano deve obbligare i coniugi – per legge, prevedendo quindi delle conseguenze in caso di inadempienza – alla fedeltà? Chi è, nostra madre?

La fedeltà a mio avviso deve rimanere una questione esclusiva della coppia, che è libera di stabilire come portare avanti il rapporto. Non dovrebbe esserci di mezzo lo Stato a fare da garante.

Era comprensibile in un certo senso, in un panorama in cui la fedeltà era strettamente correlata alla discendenza e alle questioni economiche, ma forse oggi come oggi sarebbe il caso di passare oltre, senza che lo Stato ci imponga ancora una morale. Che già – la morale – fa abbastanza danni da sola.

OH CIRINNA’, OH CIRINNA’

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E’ inutile che cerchiate di cambiare le carte in tavola, cari sostenitori del Family Day, o di metterci l’uno contro l’altro. Concedere diritti a chi non ne ha (sottolineo: e che comunque paga le tasse in questo Paese) è una questione di civiltà. Punto.

Come dicevo giorni fa, a me la vostra morale non interessa, per cui non verrò a mettere il naso nella VOSTRA camera da letto – cosa che VOI fate puntualmente per negare diritti ad altre persone -.

Posto che la famiglia naturale NON ESISTE, visto che GENERAZIONI sono nate e cresciute in situazioni completamente diverse da quell’inspiegabile stereotipo mamma+papà+figli* (che poi, quando diavolo è saltato fuori questo farlocco immaginario da Mulino Bianco se, da sempre, moltissime persone sono state allevate dai nonni, dalle zie, dalla mamma o dal papà soli, vedovi/e o separati/e?), nel nostro caso specifico le leggi non sono affatto nemici da combattere, anzi, tutelano ancora di più la famiglia. Di qualsiasi tipologia essa sia.
Il discorso della necessità di una mamma e di un papà per forgiare l’identità femminile e maschile crolla se pensate a quanti sono stati cresciuti in famiglie monoparentali, non sta in piedi.
I bambini hanno bisogno soltanto di amore.
Come si spiega a un bambino che ha due mamme o due papà? E come lo si spiega agli altri che “potrebbero prenderlo in giro”? Vedete che il problema non è della famiglia, ma della società?

Quindi è nostro. Sta a noi insegnare che nel mondo non esiste un solo tipo di famiglia, non mi pare che questo concetto provochi traumi esistenziali.
Beh ma perchè vogliono avere dei figli, “e tutte quelle coppie etero che non possono averli”? Ma anche qui è un problema della società: si chiama legge 40. La potevamo correggere qualche anno fa, ma quel weekend siete andati al mare.
Questa sì che è una legge da combattere, una bigotta limitazione che penalizza ingiustamente i cittadini.
Anche per le adozioni, stesso discorso: “ma con tutti gli etero che vogliono adottare figli e non possono?”. Provate voi ad adottare un figlio. Appunto. Scendete in piazza per impedire (manco fosse il matrimonio, non sia mai) un riconoscimento civile, ma non scendete mica in piazza contro la burocrazia delle adozioni, nazionali e internazionali.
“Eh ma perchè vogliono adottare il figlio del partner?”. Che egoisti neh, voler tutelare un* bambin* davanti alla legge nel caso succeda qualcosa al genitore biologico. Meglio spedirli in un orfanotrofio ad attendere di essere assegnati a qualche estraneo.
Tranquilli, la questione dell’utero in affitto nella Cirinnà non c’è. Peccato. Un altro vuoto normativo assurdo e anacronistico.
[Si è parlato del possibile sfruttamento delle donne più svantaggiate…e allora, già che ci siamo, perchè non facciamo una legge che regolamenti – che so – l’estrazione sociale delle madri surrogate? Oltre agli altri aspetti pratici, le spese ad esempio. Ma questo è un altro discorso, non c’entra con noi adesso]

Andiamo: potete impedire che le persone vadano all’estero o che riescano ad avere figli sotto il vostro naso? Potete impedire che le persone si amino, siano felici, e cerchino riconoscimento altrove?

Proprio perchè siete a favore della tutela della famiglia dovrebbe essere nel vostro interesse che le coppie e i figli siano riconosciuti (in qualche modo) dallo Stato.
Nel nome della famiglia NATURALE, che ripensandoci, esiste: sono tutte quelle persone che NATURALMENTE si amano e NATURALMENTE portano avanti insieme un progetto di vita.
Decisamente naturale.

BEING A PUNKMAMA – UNA MINIGUIDA

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Sono stata un po’ impegnata, sapete com’è…

L’ultimo aggiornamento di questo blog risale al 21 maggio. Cinque giorni dopo infatti è nato mio figlio, e…come dire…la mia vita è stata un attimo rivoluzionata.
Non nel senso catastrofico del termine (quindi non leggete con quel tono che tantissimi usano quando ti dicono sospirando “eh vedrai”, come avessero conquistato nel giro di una vagito le chiavi della verità spiccia sul senso della vita).

Beh, “eh vedrai” niente, posso dirlo con certezza. La vita cambia, ovvio, hai la piena responsabilità di un’altra persona. Ma questo non è un problema, o un impedimento, come vogliono farti credere quando ancora di figli non ne hai.

Ma a parte il discorso filosofico del diventare madre – e padre, perchè gli uomini spesso sono ingiustamente esclusi da molti aspetti – ho pensato di scrivere qualche dritta che spero possa essere utile a qualcun*: voglio mettere a disposizione quello che ho imparato in questi pochi mesi, una specie di prontuario per la sopravvivenza, in un panorama in cui si dice tutto e il contrario di tutto, tra l’assurda ossessione – perchè questo è – per il ritorno alla natura e una sfilza di regole e ‘must have’.

Il tutto basato unicamente sulla mia esperienza personale, ci tengo a precisarlo. Tutto sperimentato, garantito al limone.

COSA COMPRARE

Il trio: la parte navicella (per capirci, la carrozzina tradizionale) la userete poco. Anche perchè in auto va montata con le cinture apposta e il 90% delle volte è infinitamente più comodo l’ovetto per andare in giro – se avete l’attacco Isofix in macchina è un gioco da ragazzi portare in giro l’ovetto piuttosto che stare a legare il bebè con le cinture -.
Se ne avete in zona, passate dagli spacci, risparmiate tantissimo rispetto ai negozi. I ho scelto Peg Perego, è anche molto leggero (tenete presente che vi capiterà di doverlo maneggiare da soli).

Tiralatte elettrico: se allattate al seno è una manna. Con quello manuale ci vuole una vita e se lo usate tanto vi viene il tunnel carpale (ma se pensate di usarlo poco prendete il manuale: quello della linea Crescendo della Coop è buono, e ve la cavate con pochi euro). Io ho usato il Mini della Medela, preso online si risparmia qualcosa.
Quando serve? Tipo se volete prendervi un pomeriggio libero e lasciare il pupo con il/la vostr* compagn* qualche ora o con i nonni. Sì si può, anzi, si deve. Oppure se riprendete a lavorare, vi tirate il latte all’ora della poppata se no vi esplodono le tette.

Contenitori per latte/pappa: se vi tirate il latte prima se preparate le pappe poi. Mettete il pentolone di brodo vegetale un pomeriggio e preparate la pappa di una settimana (con un litro d’acqua e un po’ di verdure state a posto due giorni).

Cuocipappa: vi tornerà molto comodo durante lo svezzamento per preparare la pappa quotidianamente. Ma voi una scorta in freezer fatevela lo stesso.

Marsupio: è bello avere le mani libere quando il bebè è piccolo piccolo.

Omogeneizzati-pappe pronte: non demonizziamo il progresso.

Box: fino ai 7/8 mesi non vi servirà. Finchè dal giorno alla notte scoprirete che riesce a spostarsi puntellandosi con i piedini.

Sacconanna: abolite lenzuola (quelle di sopra) e coperte, solo con il prode sacconanna sarete sempre sicuri che il bebè non prenderà freddo se si sposta nel sonno. E sì, si spostano anche di 360°.

Ciuccio: dateglielo. Non ascoltate chi vi dice di offrirgli sempre il seno per consolazione. Non rigettiamo il progresso (consiglio anche di una mamma al terzo figlio in ospedale al secondo giorno di degenza, ovvero quando i piccoli si rendono conto di essere nel mondo ed esplodono in pianti disperati).

Copertine per fasciare: per calmarli, finchè non controllano le braccia. Il pupo si calmava subito quando lo fasciavamo, e si addormentava in un nanosecondo in accoppiata con il ciuccio. Ha funzionato fino ai 4 mesi, poi ha iniziato a incunearsi negli angoli del suo lettino. Va bene qualsiasi copertina quadrata – ho usato un lenzuolo d’estate – ma esistono anche copertine fatte apposta.

Palestrina: un’utilità vera non ce l’ha, ma quando inizia a interagire con gli oggetti può essere il primo sistema per farlo giocare bello spantegato sul pavimento.

Seggiolone Ikea (Ikea e basta): è il più piccolo come ingombro, costa pochissimo e fa il suo dovere.

Mangiapannolini: l’han consigliato a me, lo consiglio a voi. Ho scelto il Tommy Tippee.

Biberon: almeno un biberon, anche se allattate al seno, vi serve. Consiglio la MAM.

Termos: sia per la pappa sia uno piccolo per l’acqua per il latte artificiale (la polvere la mettete già misurata nel biberon e via andare).

Lettino da campeggio: ottimo per le vacanze, valutatelo anche come lettino in casa, per via dell’ingombro e perchè si può chiudere.

Lavette: aka asciugamani di cotone bianchi quadrati. Servono sempre. Ikea ha il maxipacco da 10.

Cuscino allattamento: se allattate al seno è di importanza vitale. Cercatelo usato anche quello, che costa inspiegabilmente l’iradiddio.

Kit bagno, ottima idea regalo: termometro, pettine, forbicine (l’impresa più difficile per i neogenitori è TAGLIARE LE UNGHIE, io ve lo dico), garzine, salviettine umidificate (non rigettiamo il progresso), fisiologica, detergente per bagnetto (io uso quello de I Provenzali), crema idratante (con l’olio non mi trovo), accappatoi e asciugamanini da usare come coprifasciatoio. La spugna non la uso.

Biberon per imparare a bere della MAM.

Bavette, bavette e ancora bavette
: con le pappe passerete le giornate tra ammolli e candeggina.

COSA NON COMPRARE

Scaldabiberon: se vi organizzate per tempo non vi serve. Il latte materno si può scaldare in un pentolino di acqua calda, con il latte artificiale via di termos. E poi tanto a) non deve restare lì a lungo, b) bollente non deve mai essere.

Il maximobile fasciatoio+vaschetta+cassetti: se potete prendeteli separati. O tenete il mobile in bagno se abitate a Versailles.

Carillon da mettere sopra il letto: quando sono piccini, rischiate di stimolarli anzichè calmarli. Quando riescono ad apprezzarli, sono troppo grandi e li afferrano rischiando di tirarseli in testa.

Sterilizzatore: non serve a niente, anche se allattate artificialmente, quindi con i biberon, basta una sterilizzata in acqua bollente la prima volta. L’ossessione di sterilizzare tutto comunque è solo italiana. Come ha detto la mia pediatra “quando inizierà a mettersi in bocca le cose è inutile che sterilizza tutto”.

Fascia: non ho mai sentito tutta questa esigenza di tenere il bebè appiccicato a me tutto il tempo tutto il giorno tutti i giorni.

Giochi prima dei sei mesi: non li cagano.

Culla: la usate pochissimo. Fatevela prestare o cercatela usata ma tenuta bene. Oppure mettete il riduttore nel lettino.

Altalena da porta: ce l’hanno regalata ma non l’avrei mai comprata. Per un po’ ci ha giocato. Poi ha scoperto come ribaltarsi.

Completi da carrozzina: li usate meno della carrozzina, a meno che vostr* figli* è Regan MacNeil. Prendetene solo un paio così avete il cambio.

Cuscino: quando sono piccoli lo sconsigliano per la SIDS, poi si girano a 360° nel lettino. Ci riproveremo più avanti.

Sdraietta: mio figlio non l’ha mai sopportata ma so di neonati che ci passavano le giornate. Come per la culla, fatevela prestare o cercatela usata.

Monitor e affari simili: mettono ansia. Li sentite se piangono. Piuttosto alzatevi ennemila volte a controllare se respirano, fate un po’ di esercizio fisico.

Anelli da dentizione: dal 4 mesi mordono qualsiasi cosa. Tranne l’anello da dentizione che voi gli comprate apposta per i dentini. Da evitare anche quella diavolo di giraffa che sembra che se non compri traumatizzi il pupo.

TAGLIE

Guardate i centimetri di riferimento, non i mesi. Questo perchè ogni marca (e ogni bebè) è a sè.

Oviesse e Chicco vestono piccolissimo se non giusto giusto, mentre Kiabi, C&A e H&M vestono più grande. Chicco tra l’altro è cara, e le marche più costose non vale nemmeno la pena comprarle.

Vi spiego perchè.

VESTITI

Alcuni li userete una o due volte, letteralmente: i bebè crescono davvero MOLTO in fretta, non avrei mai pensato. Il mio soprattutto in lunghezza per cui ciao ciao tutine intere.

Levatevi pure qualche sfizio come questo ma gran parte del tempo saranno in tuta (se non con il body, come è capitato a me i primi mesi).

Nota per chi fa i regali, pensate a quando i vestiti saranno indossati per azzeccare la taglia. In caso di dubbio: regalate body.

Di body intimi ne userete tantissimi e più ne avete meglio è – ne avete sempre uno pulito a disposizione se si sporca -: nei mesi estivi vanno bene quelli senza maniche, per il resto sono perfetti quelli a manica corta (cotone normale nelle mezze stagioni e felpato in inverno). Sono più facili da mettere e togliere, specialmente quelli con i bottoncini sul davanti (non quelli che si infilano dalla testa, ma li trovate difficilmente). Ne ho anche qualcuno a manica lunga, li sto usando praticamente solo adesso che le temperature vanno sottozero e di notte perchè in casa nostra fa freddo. Cercate di essere svelti a metterli perchè, non so i vostri, ma i pupi odiano essere vestiti.

NEGOZI DELL’USATO

Non li ho frequentati molto, ma sono ben forniti, specialmente se siete tra coloro che non hanno amici o parenti che possono passare materiale. Io ho preso lì una bilancia (per quello che l’ho usata son stati solo 10€ ‘buttati’).

PANNOLINI

I lavabili non fanno per me: trovo già faticoso il bucato ‘normale’, figurarsi mettermi a lavare – pretrattando perchè sono macchie infernali da togliere anche con gli smacchiatori – chili di patelli imbrattati (già che ci siamo: se i vestiti si sporcano, SCIACQUATE SUBITO l’indumento se no la macchia non se ne va via più #punkcasalinga).

Ce ne siamo liberate con il boom economico, è stata una grande conquista, e se proprio siete preoccupati/e per il destino dell’umanità prendete quelli biodegradabili.

Ma, se non avete tanti soldi, in attesa che Civati riesca a far passare la Tampon Tax, guardate i volantini dei supermercati.

I taglia 2 li userete molto poco. Io li ho usati per tre mesi perchè il bimbo è nato piccolo ed è cresciuto lentamente, ma la maggioranza – a quanto mi dicono – li usa giusto le prime due settimane. Si passa quindi nel giro di poco alla taglia 3. Ma fate scorta di pannolini taglia 4 se li trovate in offerta, perchè vanno davvero via come il pane.

Come marche non abbiamo mai avuto problemi di allergie o contenimento per cui ci siamo trovati bene con i Chicco, con quelli in vendita alla Lidl, alla Coop (che poi sono Huggies), gli Huggies e i Pampers (che sono i più cari in assoluto). Di solito un prezzo accettabile va dai 0,14 cent ai 0,17 cent a pannolino (prendete il prezzo totale della confezione e dividete per il numero di pannolini).

Per chi vuol fare un regalo ad un* neonat*, ecco: sappiate che regalare TANTI pannolini non è proibito dalla convenzione di Ginevra, e non fate assolutamente la figura di quelli che vogliono spender poco. Mi sta molto più sul cazzo se mi regalate una tutina estiva taglia 6 mesi che non posso mettergli perchè il bebè fa 6 mesi a dicembre.

CAZZATE DA NON PRENDERE MAI IN CONSIDERAZIONE

Omeopatia
Perchè è acqua e zucchero e se ve la rifilano è per tranquillizzare voi, non per curare i pupi. Un link per approfondire (ma su Medbunker trovate tantissimo sull’argomento).

Osteopatia per combattere le coliche
Una mamma che ha frequentato con me il corso preparto parlava dell’osteopatia per combattere le coliche. A parte che devono spiegarmi cosa c’entrano le ossa con lo stomaco, se anche fosse, ho chiesto a Medbunker cosa ne pensava, e mi ha risposto che oltre ad essere una pratica inutile è anche pericolosissima, specialmente se praticata sui neonati.

Collana d’ambra
Anche questo argomento lo trovate su Medbunker, l’ambra che con la sua ‘energia’ cura i problemi legati alla dentizione si commenta da sè. E’ più facile che il pupo ci si impicchi.

Bio
Penso sia più una (costosa) moda, specialmente per quanto riguarda i prodotti per l’infanzia. Personalmente leggo solo le etichette per evitare sale e (troppo) zucchero.

LIBRI DA LEGGERE
“Il linguaggio segreto dei neonati”, di Tracy Hogg. E basta. Santa donna. Tutto quello che so, e molto ha funzionato, l’ho letto qui. E’ un’impostazione molto inglese però, potrebbe risultarvi ‘fredda’.
Ma in realtà è piena di buonsenso e calma anche le paranoie più insidiose. Ho apprezzato il fatto di non dover trasferire sul bebè emozioni ‘adulte’ che non gli appartengono, le spiegazioni spicce sul ‘perchè piange’, come accompagnarlo al sonno in modo che sia indipendente e dorma tutta la notte (ma qui gioca anche un ruolo cruciale il carattere del bebè) e l’importanza del riprendersi i propri spazi e la propria identità come donna. Quando leggi il libro molte cose ti sembrano ovvie, ma credetemi: c’è davvero bisogno che qualcuno te le dica.

ps. chiudo con un paio di sezioni:

PRIMA DEL PARTO
Preparate TUTTO e non tenetevi qualcosa da fare quando il bebè sarà a casa. Fate tutto PRIMA.
E fate anche il massaggio perineale con l’olio della Weleda, serve davvero.

DOPO IL PARTO – COSE CHE NON VI DICONO
All’inizio piangerete, tantissimo, per nessun motivo. Anche guardandolo dormire.
Le prime settimane sarete irritabili peggio che durante le mestruazioni, fate presente a chi sta intorno di soppesare bene le parole.
Un po’ di incontinenza è normale, poi passa.
Quando il bebè avrà tre mesi perderete una valangata di capelli.
Il vero casino sarà gestire i parenti e i rapporti familiari, soprattutto i primi giorni che tutti vorranno venire ASSOLUTAMENTE a trovarvi.
Non c’è dialogo possibile con chi non vuole vaccinare i propri figli.
Chiedete aiuto, e cercate di non pretendere troppo (sì vabbè ciao, ma io lo consiglio lo stesso).
Non è vero che potrete dormire “quando lui dorme”.
Avete partorito da poco e vi chiederanno già quando arriverà un/a fratellino/sorellina.

Infine: riceverete una quantità invereconda di consigli non richiesti, anche al parco da persone che passano di lì per caso e che non conoscete. Tutti hanno la risposta in tasca, sono tutti esperti di puericultura, di peso dei neonati e di allattamento. Estinzione rapida.

IL MOTO PERPETUO DELLA CATENA DELLA VIOLENZA

La vicenda dello stupro ai danni di una tassista romana avrebbe dovuto chiudersi ieri, con l’arresto del reo confesso.

Invece, siccome lo sport mediatico nazionale è sfrucugliare nella vita dei protagonisti della cronaca, Il Tempo ha raggiunto la madre dello stupratore.

L’intervista è stata un errore – perchè secondo me non aggiunge nulla alla cronaca -, ma dato che ormai è stata pubblicata, mi ha fatto nascere un tarlo in testa. Cercherò di spiegarmi nel modo più preciso possibile in modo da non dare adito a facili fraintendimenti.

poverino

PRIMA PREMESSA IMPORTANTE: nessuna violenza è giustificabile. MAI. In NESSUNA occasione. Non ci sono ATTENUANTI di sorta e chi sbaglia deve PAGARE. Sempre. Questo perchè siamo SEMPRE pienamente responsabili di quello che commettiamo, quando compiamo delle scelte dobbiamo accettarne SEMPRE le conseguenze. E il raptus NON-ESISTE.

SECONDA PREMESSA IMPORTANTE: il sangue ribolle a leggere queste frasi che suonano quasi come una giustificazione, e sarebbe fin troppo facile addossare alla madre la responsabilità della non-educazione del figlio. Ma siccome affibbiare alle madri in modo esclusivo gli oneri (e le rogne) dell’educazione dei figli è tipico della cultura maschilista non lo farò.

Chi mi conosce sa quanto sia personalmente impegnata sul tema della lotta alla violenza contro le donne, e proprio per questo mi preme prendere un minuto NON per giustificare (lo specifico anche se credo non sia necessario) ma per cercare di delineare meglio la situazione.

Questo perchè appoggiandomi comunque alle mie certezze, in questo caso specifico mi sento un elefante in una cristalleria.

Abbiamo una donna, la tassista, prima vittima di una terribile violenza, lucida (non un raptus, che come sappiamo non esiste), un incubo da cui dovrà pian piano riemergere, e immaginiamo bene con quali difficoltà.

Abbiamo una seconda donna, la già citata madre, che racconta una storia di violenze subìte a sua volta (storia tutta da verificare, ma concediamo per un attimo che sia vero). Facile che il violentatore abbia assistito alle violenze del padre sulla madre e che questo abbia influenzato la sua crescita. La madre, un giorno, trova la forza di scappare dal suo inferno domestico e se ne va, ma lascia il figlio in balia di questo (presunto) violento.

[Quando parliamo di violenze domestiche non dobbiamo cadere nell’errore di giudicare le donne che non denunciano, o che lo fanno solo dopo tanti anni. Dobbiamo cercare di offrire un supporto ‘morale’ senza NESSUN giudizio, per sperare di suscitare in loro la forza necessaria per chiudere per sempre una storia ‘sbagliata’]

In questo quadretto familiare drammatico, con tanto di matrimonio fallito (sorvolo sulle presunte responsabilità addossate all’ex moglie nell’intervista), c’è anche una futura donna, che oggi è una bambina di 7 anni. Un giorno crescerà e dovrà fare i conti con questa brutta vicenda (già da oggi a dire il vero, perchè se il mondo conosce il suo cognome ci vuol poco a fare due più due, anche se – ci dicono – sono state prese le dovute misure per proteggerla).

Se la storia raccontata dalla madre non fosse vera e fosse solo un’invenzione per cercare di ‘scagionare’ il figlio allora è un altro paio di maniche, ma se è tutto vero può solo dimostrare gli esiti a lungo termine della violenza contro le donne, quando non trova la sua drammatica conclusione in un lago di sangue.

Questo circolo violento si espone in tutta la sua atrocità: violenza chiama violenza, generazione dopo generazione.

Nessuna giustificazione, scusa o spiegazione, ci tengo a sottolinearlo ancora una volta, ma analizziamo per comprendere: ecco perchè è davvero importante combattere questa piaga, senza girarci dall’altra parte perchè sono questioni ‘di famiglia’.

AB-NORMALI

Sul cosa è NORMALE.

Cosa significa essere ‘normali’. O peggio, ‘apparentemente normali’, come troviamo scritto praticamente ovunque ogni volta che si parla di azioni estremamente violente di cui non comprendiamo l’origine e la ragione (come femicidi e stupri commessi da non-stranieri*).

In ordine di tempo, lo stupro della tassista avvenuto a Roma qualche giorno fa: l’autore ha confessato, è italiano, la notizia è stata praticamente liquidata. Caso chiuso.

Sembrava una persona ‘normale’, come può un 30 enne, padre di famiglia, fare certe cose? Poteva essere un nostro vicino di casa, e – detto sottovoce – non poteva invece essere uno straniero – “violento per indole” come spesso si dice – così le nostre coscienze non venivano turbate?

Così si evince dai commenti arrivati alla sua pagina Facebook che è stata prontamente chiusa dagli inquirenti.

Ecco la soluzione, tutta colpa di un RAPTUS. Per sua stessa ammissione. Un raptus di cui guarda caso ricorda perfettamente l’attimo di inizio e di fine:

“Non volevo, non mi è mai successa una cosa del genere. Quella mattina aspettavo l’autobus in via Aurelia. Avevo dormito da un amico lì vicino perché avevo fatto tardi al lavoro. Il bus non arrivava e così ho deciso di prendere il taxi. Al volante c’era lei. Le ho detto di portarmi a Ponte Galeria, ma durante il tragitto sono stato preso da un raptus: vicino a casa le ho fatto cambiare strada per arrivare in un viottolo sterrato, isolato, nei pressi di via Pescina Gagliarda. E lì fuori l’ho violentata”

Il martellamento mediatico sulla momentanea perdita di capacità di intendere e di volere che spiega tutteccose ha sortito i suoi effetti sul lungo termine: adesso non sono più i quotidiani e i tg ad addossare al ‘raptus’ (sempre quando il violento è italiano) ogni responsabilità, lo fanno direttamente i criminali. Quasi a cercare la giustificazione, che per anni altri hanno dato al posto loro. Per essere sicuri di una rapida remissione del peccato commesso.

Spiace dover però segnalare che Claudio Mencacci, ex presidente della Società italiana di psichiatria e direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano ha chiaramente spiegato solo qualche mese fa (qui una bella intervista sul Corriere):

“Troppo spesso, direi. Sotto il cappello del raptus, o alcune volte della follia, si mette la violenza inaudita, quella imprevista, impulsiva. E non si considera mai che, guarda caso, quella violenza ha come oggetto i più fragili, i deboli, le persone indifese e quindi le più esposte. Lei ha mai sentito dire di qualcuno colto da raptus che ha assalito un uomo grande e grosso?”

Che tristezza, il raptus. Dai, ammetti le tue responsabilità, perchè: vogliamo dirlo? Se mai esistesse davvero il raptus ci fai una figura patetica, per non essere riuscito a controllare i tuoi istinti.

Intanto noi cerchiamo di far pace con noi stessi: la gente è cattiva per natura, guarda un po’, e non basta essere ‘padri’ o appartenenti a qualsiasi altra etichetta catalogata dalla società nei BUONI per essere esenti dal male.

Vittima del raptus.

Qui – mi sembra inutile doverlo specificare ma lo faccio ugualmente – ci sono solo due vittime. E lui non è certo tra quelle.

La prima: la tassista, violata due volte nel modo più infame esistente sulla faccia della terra, nel fisico (dove le ferite prima o poi guariscono) e nell’anima. A lui, al bravo padre di famiglia, invece gli incubi di notte verranno? Gli verrà l’ansia e il panico ogni volta che metterà le mani sul volante? Ogni volta che affronterà una nuova corsa?

Per non parlare dei risvolti nella vita privata e, a questo proposito, ecco la seconda vittima: sua figlia. Una futura donna, a cui suo padre ha regalato lo spettacolo peggiore.

*confrontate le reazioni dell’opinione pubblica quando il violentatore o l’omicida è straniero e quando è un ‘bravo italiano’ figurati se ‘padre di famiglia’.

MUM IS A FEMINIST

Le donne, per essere mamme (quando e se vogliono, e su questo nessuno deve permettersi di sindacare o decidere), mettono al mondo dei figli.

Per farlo hanno bisogno di tutto il sostegno possibile, da parte di tutti.

Ne va che non hanno sicuramente bisogno di chi in casa non condivide le incombenze domestiche, di trovare mille difficoltà per quanto concerne fecondazione assistita/adozione, di essere giudicate in base all’orientamento sessuale o se non c’è una coppia, di mobbing sul posto di lavoro quando restano incinte, di dimissioni in bianco, di essere pagate di meno o di non essere proprio pagate, di pochi asili nido, di diritti negati e tanto altro ancora (purtroppo).

Non ricordatevi delle mamme solo oggi, ma lavorate ogni giorno nel vostro ambito, piccolo o grande, per eliminare tutti questi inutili ostacoli. Ci vuole veramente poco se ci pensate, ma lo so, siamo in Italia.

Da parte mia, auguri mamme…è una battaglia ancora lunga, ma ‪militanza sempre‬

COME NON FARSI STUPRARE

Perchè del resto…è vero o no che ce l’andiamo a cercare?

A QUESTO PROPOSITO

I falsi miti sullo stupro

Cosa indossavate quando vi hanno stuprate o molestate?

COMUNQUE SI DICE “MINISTRA”

Visto che ieri si parlava di stereotipi e sessismo, ecco un altro bel progetto: “Vocabolaria”.

Ne ho parlato su Booksblog:

Vocabolaria, il progetto contro il sessismo linguistico

FANCULO AI COLORI NEUTRI

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Dopo un’ondata furibonda di polemiche, eccolo qui sopra il traviantissimo ‘gioco del giender’ in cui i bambini “si scambiano i vestiti”. Eccolo, il progetto che rischia di provocare danni incommensurabili ai fanciulli.

LO SCANDALO: mostrare un papà che stira è PERICOLOSO per le nuove generazioni.

No, non lo trovate uno scandalo? Allora non si spiega il putiferio esploso a Trieste per il Gioco del Rispetto, proposto in un asilo per

“provare a far riflettere bambini e bambine – attraverso il gioco – su ciò che possono o non possono fare a seconda del loro genere”

come spiegano le ideatrici (qui un ottimo post che precisa bene tutta la vicenda).

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Che, tra l’altro, non si capisce perchè se ne sia parlato in questi termini assurdi basandosi solo sulle traveggole di un genitore raccontate ad un giornale locale. Nessuno si è preso la briga di verificare, cosa che aggiunge lo schifo allo schifo.

Viene da pensare che chi urla al boicottaggio apprezzi e avvalori gli stereotipi di genere che imprigionano uomini e donne fin dalla tenera età: in Italia c’è un gender gap che fa spavento, specialmente per quanto riguarda le donne, pagate – e considerate – di meno dei loro colleghi maschi pari livello, e costantemente a rischio quando si tratta di scelte familiari (leggi –> fare un figlio). Allo stesso tempo gli uomini vengono stigmatizzati se adottano comportamenti ‘non da maschio’ – vedi l’uso dell’orrido termine ‘mammo’, nel Paese in cui il congedo di paternità viene percepito come un’offesa alla virilità -, quando ad esempio nella vita di tutti i giorni ci sono un sacco di uomini che si dedicano alla cura dei familiari, mansione tipicamente appioppata ‘per genere’ alle donne ‘buone per indole, mogli, madri’.

Si parte dalla culla, dalla divisione dei colori: ho sentito recentemente una conversazione in cui si spiegava che durante la gravidanza si vuole conoscere il sesso del nascituro per “sapere di che colore fare la cameretta”, e se non vuoi sapere il sesso puoi sempre dipingere le pareti di “colore neutro”. Ma che diavolo è un colore neutro? Come fa un colore ad essere NEUTRO?

Nei negozi anche la scelta per il corredino da portare in ospedale è limitato a 3 colori orrendi: rosino, azzurrino e, eccolo qui il colore ‘neutro’, giallino. Per le mamme che vogliono la sorpresa.

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Nel film Juno, la mamma adottiva del bambino si interroga se sia meglio colorare le pareti ‘crema’ o ‘cheesecake’. Un colore ‘neutro’ non conoscendo il sesso del nascituro. Il dialogo della coppia è formidabile, andatevelo a recuperare.

Il pupo poi cresce, e tocca fare lo stesso discorso quando ti becchi le corsie sessiste di una nota catena di negozi di giocattoli che offre ‘giochi per bambini’ e ‘giochi per bambine’. Il culmine dell’assurdo lo hanno raggiunto i libri con le paroline “per le bimbe” e “per i bimbi”:

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(via Comunicazione di genere)

Non è ora di finirla con queste stronzate? Il fatto che non esistano ‘cose da femmine’ e ‘cose da maschi’ è così inaccettabile? E’ giusto relegare future donne e futuri uomini ad un destino preconfezionato? Così non si fa affatto il bene dei figli, anzi, li si costringerà a lottare contro gli stereotipi tutta la vita (soprattutto il genere femminile).

Bell’affare, e bel futuro.

Per fortuna oggi abbiamo le alternative per insegnare ai più piccoli un’altra prospettiva decisamente più arricchente, tra cui proprio il Gioco del Rispetto, o anche le pubblicazioni della casa editrice Lo Stampatello (anch’essa travolta dallo scandalo quando fu pubblicato il volume “Piccolo Uovo”). Nonostante stia imperversando e si stia rinvigorendo una odiosa cultura sessuo e omo-fobica fatta di ignoranza e preconcetti, che vede minacce ovunque, che lancia anatemi in nome di una idealizzata famiglia tradizionale che non solo non esiste più, non è mai esistita, ostinandosi a non voler vedere il mondo per quello che è, con la bellezza delle sue diversità. E’ una dura lotta, ma dobbiamo assolutamente portarla avanti.

Foto | Gioco del rispetto

UPDATE!

Bene la sensibilità su queste tematiche. Ma questa storia è davvero assurda. Vie di mezzo mai?

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