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ALZA LO SGUARDO E SII RIBELLE

Una piccola nota pubblicata su Medium.

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BEING A PUNKMAMA – UNA MINIGUIDA

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Sono stata un po’ impegnata, sapete com’è…

L’ultimo aggiornamento di questo blog risale al 21 maggio. Cinque giorni dopo infatti è nato mio figlio, e…come dire…la mia vita è stata un attimo rivoluzionata.
Non nel senso catastrofico del termine (quindi non leggete con quel tono che tantissimi usano quando ti dicono sospirando “eh vedrai”, come avessero conquistato nel giro di una vagito le chiavi della verità spiccia sul senso della vita).

Beh, “eh vedrai” niente, posso dirlo con certezza. La vita cambia, ovvio, hai la piena responsabilità di un’altra persona. Ma questo non è un problema, o un impedimento, come vogliono farti credere quando ancora di figli non ne hai.

Ma a parte il discorso filosofico del diventare madre – e padre, perchè gli uomini spesso sono ingiustamente esclusi da molti aspetti – ho pensato di scrivere qualche dritta che spero possa essere utile a qualcun*: voglio mettere a disposizione quello che ho imparato in questi pochi mesi, una specie di prontuario per la sopravvivenza, in un panorama in cui si dice tutto e il contrario di tutto, tra l’assurda ossessione – perchè questo è – per il ritorno alla natura e una sfilza di regole e ‘must have’.

Il tutto basato unicamente sulla mia esperienza personale, ci tengo a precisarlo. Tutto sperimentato, garantito al limone.

COSA COMPRARE

Il trio: la parte navicella (per capirci, la carrozzina tradizionale) la userete poco. Anche perchè in auto va montata con le cinture apposta e il 90% delle volte è infinitamente più comodo l’ovetto per andare in giro – se avete l’attacco Isofix in macchina è un gioco da ragazzi portare in giro l’ovetto piuttosto che stare a legare il bebè con le cinture -.
Se ne avete in zona, passate dagli spacci, risparmiate tantissimo rispetto ai negozi. I ho scelto Peg Perego, è anche molto leggero (tenete presente che vi capiterà di doverlo maneggiare da soli).

Tiralatte elettrico: se allattate al seno è una manna. Con quello manuale ci vuole una vita e se lo usate tanto vi viene il tunnel carpale (ma se pensate di usarlo poco prendete il manuale: quello della linea Crescendo della Coop è buono, e ve la cavate con pochi euro). Io ho usato il Mini della Medela, preso online si risparmia qualcosa.
Quando serve? Tipo se volete prendervi un pomeriggio libero e lasciare il pupo con il/la vostr* compagn* qualche ora o con i nonni. Sì si può, anzi, si deve. Oppure se riprendete a lavorare, vi tirate il latte all’ora della poppata se no vi esplodono le tette.

Contenitori per latte/pappa: se vi tirate il latte prima se preparate le pappe poi. Mettete il pentolone di brodo vegetale un pomeriggio e preparate la pappa di una settimana (con un litro d’acqua e un po’ di verdure state a posto due giorni).

Cuocipappa: vi tornerà molto comodo durante lo svezzamento per preparare la pappa quotidianamente. Ma voi una scorta in freezer fatevela lo stesso.

Marsupio: è bello avere le mani libere quando il bebè è piccolo piccolo.

Omogeneizzati-pappe pronte: non demonizziamo il progresso.

Box: fino ai 7/8 mesi non vi servirà. Finchè dal giorno alla notte scoprirete che riesce a spostarsi puntellandosi con i piedini.

Sacconanna: abolite lenzuola (quelle di sopra) e coperte, solo con il prode sacconanna sarete sempre sicuri che il bebè non prenderà freddo se si sposta nel sonno. E sì, si spostano anche di 360°.

Ciuccio: dateglielo. Non ascoltate chi vi dice di offrirgli sempre il seno per consolazione. Non rigettiamo il progresso (consiglio anche di una mamma al terzo figlio in ospedale al secondo giorno di degenza, ovvero quando i piccoli si rendono conto di essere nel mondo ed esplodono in pianti disperati).

Copertine per fasciare: per calmarli, finchè non controllano le braccia. Il pupo si calmava subito quando lo fasciavamo, e si addormentava in un nanosecondo in accoppiata con il ciuccio. Ha funzionato fino ai 4 mesi, poi ha iniziato a incunearsi negli angoli del suo lettino. Va bene qualsiasi copertina quadrata – ho usato un lenzuolo d’estate – ma esistono anche copertine fatte apposta.

Palestrina: un’utilità vera non ce l’ha, ma quando inizia a interagire con gli oggetti può essere il primo sistema per farlo giocare bello spantegato sul pavimento.

Seggiolone Ikea (Ikea e basta): è il più piccolo come ingombro, costa pochissimo e fa il suo dovere.

Mangiapannolini: l’han consigliato a me, lo consiglio a voi. Ho scelto il Tommy Tippee.

Biberon: almeno un biberon, anche se allattate al seno, vi serve. Consiglio la MAM.

Termos: sia per la pappa sia uno piccolo per l’acqua per il latte artificiale (la polvere la mettete già misurata nel biberon e via andare).

Lettino da campeggio: ottimo per le vacanze, valutatelo anche come lettino in casa, per via dell’ingombro e perchè si può chiudere.

Lavette: aka asciugamani di cotone bianchi quadrati. Servono sempre. Ikea ha il maxipacco da 10.

Cuscino allattamento: se allattate al seno è di importanza vitale. Cercatelo usato anche quello, che costa inspiegabilmente l’iradiddio.

Kit bagno, ottima idea regalo: termometro, pettine, forbicine (l’impresa più difficile per i neogenitori è TAGLIARE LE UNGHIE, io ve lo dico), garzine, salviettine umidificate (non rigettiamo il progresso), fisiologica, detergente per bagnetto (io uso quello de I Provenzali), crema idratante (con l’olio non mi trovo), accappatoi e asciugamanini da usare come coprifasciatoio. La spugna non la uso.

Biberon per imparare a bere della MAM.

Bavette, bavette e ancora bavette
: con le pappe passerete le giornate tra ammolli e candeggina.

COSA NON COMPRARE

Scaldabiberon: se vi organizzate per tempo non vi serve. Il latte materno si può scaldare in un pentolino di acqua calda, con il latte artificiale via di termos. E poi tanto a) non deve restare lì a lungo, b) bollente non deve mai essere.

Il maximobile fasciatoio+vaschetta+cassetti: se potete prendeteli separati. O tenete il mobile in bagno se abitate a Versailles.

Carillon da mettere sopra il letto: quando sono piccini, rischiate di stimolarli anzichè calmarli. Quando riescono ad apprezzarli, sono troppo grandi e li afferrano rischiando di tirarseli in testa.

Sterilizzatore: non serve a niente, anche se allattate artificialmente, quindi con i biberon, basta una sterilizzata in acqua bollente la prima volta. L’ossessione di sterilizzare tutto comunque è solo italiana. Come ha detto la mia pediatra “quando inizierà a mettersi in bocca le cose è inutile che sterilizza tutto”.

Fascia: non ho mai sentito tutta questa esigenza di tenere il bebè appiccicato a me tutto il tempo tutto il giorno tutti i giorni.

Giochi prima dei sei mesi: non li cagano.

Culla: la usate pochissimo. Fatevela prestare o cercatela usata ma tenuta bene. Oppure mettete il riduttore nel lettino.

Altalena da porta: ce l’hanno regalata ma non l’avrei mai comprata. Per un po’ ci ha giocato. Poi ha scoperto come ribaltarsi.

Completi da carrozzina: li usate meno della carrozzina, a meno che vostr* figli* è Regan MacNeil. Prendetene solo un paio così avete il cambio.

Cuscino: quando sono piccoli lo sconsigliano per la SIDS, poi si girano a 360° nel lettino. Ci riproveremo più avanti.

Sdraietta: mio figlio non l’ha mai sopportata ma so di neonati che ci passavano le giornate. Come per la culla, fatevela prestare o cercatela usata.

Monitor e affari simili: mettono ansia. Li sentite se piangono. Piuttosto alzatevi ennemila volte a controllare se respirano, fate un po’ di esercizio fisico.

Anelli da dentizione: dal 4 mesi mordono qualsiasi cosa. Tranne l’anello da dentizione che voi gli comprate apposta per i dentini. Da evitare anche quella diavolo di giraffa che sembra che se non compri traumatizzi il pupo.

TAGLIE

Guardate i centimetri di riferimento, non i mesi. Questo perchè ogni marca (e ogni bebè) è a sè.

Oviesse e Chicco vestono piccolissimo se non giusto giusto, mentre Kiabi, C&A e H&M vestono più grande. Chicco tra l’altro è cara, e le marche più costose non vale nemmeno la pena comprarle.

Vi spiego perchè.

VESTITI

Alcuni li userete una o due volte, letteralmente: i bebè crescono davvero MOLTO in fretta, non avrei mai pensato. Il mio soprattutto in lunghezza per cui ciao ciao tutine intere.

Levatevi pure qualche sfizio come questo ma gran parte del tempo saranno in tuta (se non con il body, come è capitato a me i primi mesi).

Nota per chi fa i regali, pensate a quando i vestiti saranno indossati per azzeccare la taglia. In caso di dubbio: regalate body.

Di body intimi ne userete tantissimi e più ne avete meglio è – ne avete sempre uno pulito a disposizione se si sporca -: nei mesi estivi vanno bene quelli senza maniche, per il resto sono perfetti quelli a manica corta (cotone normale nelle mezze stagioni e felpato in inverno). Sono più facili da mettere e togliere, specialmente quelli con i bottoncini sul davanti (non quelli che si infilano dalla testa, ma li trovate difficilmente). Ne ho anche qualcuno a manica lunga, li sto usando praticamente solo adesso che le temperature vanno sottozero e di notte perchè in casa nostra fa freddo. Cercate di essere svelti a metterli perchè, non so i vostri, ma i pupi odiano essere vestiti.

NEGOZI DELL’USATO

Non li ho frequentati molto, ma sono ben forniti, specialmente se siete tra coloro che non hanno amici o parenti che possono passare materiale. Io ho preso lì una bilancia (per quello che l’ho usata son stati solo 10€ ‘buttati’).

PANNOLINI

I lavabili non fanno per me: trovo già faticoso il bucato ‘normale’, figurarsi mettermi a lavare – pretrattando perchè sono macchie infernali da togliere anche con gli smacchiatori – chili di patelli imbrattati (già che ci siamo: se i vestiti si sporcano, SCIACQUATE SUBITO l’indumento se no la macchia non se ne va via più #punkcasalinga).

Ce ne siamo liberate con il boom economico, è stata una grande conquista, e se proprio siete preoccupati/e per il destino dell’umanità prendete quelli biodegradabili.

Ma, se non avete tanti soldi, in attesa che Civati riesca a far passare la Tampon Tax, guardate i volantini dei supermercati.

I taglia 2 li userete molto poco. Io li ho usati per tre mesi perchè il bimbo è nato piccolo ed è cresciuto lentamente, ma la maggioranza – a quanto mi dicono – li usa giusto le prime due settimane. Si passa quindi nel giro di poco alla taglia 3. Ma fate scorta di pannolini taglia 4 se li trovate in offerta, perchè vanno davvero via come il pane.

Come marche non abbiamo mai avuto problemi di allergie o contenimento per cui ci siamo trovati bene con i Chicco, con quelli in vendita alla Lidl, alla Coop (che poi sono Huggies), gli Huggies e i Pampers (che sono i più cari in assoluto). Di solito un prezzo accettabile va dai 0,14 cent ai 0,17 cent a pannolino (prendete il prezzo totale della confezione e dividete per il numero di pannolini).

Per chi vuol fare un regalo ad un* neonat*, ecco: sappiate che regalare TANTI pannolini non è proibito dalla convenzione di Ginevra, e non fate assolutamente la figura di quelli che vogliono spender poco. Mi sta molto più sul cazzo se mi regalate una tutina estiva taglia 6 mesi che non posso mettergli perchè il bebè fa 6 mesi a dicembre.

CAZZATE DA NON PRENDERE MAI IN CONSIDERAZIONE

Omeopatia
Perchè è acqua e zucchero e se ve la rifilano è per tranquillizzare voi, non per curare i pupi. Un link per approfondire (ma su Medbunker trovate tantissimo sull’argomento).

Osteopatia per combattere le coliche
Una mamma che ha frequentato con me il corso preparto parlava dell’osteopatia per combattere le coliche. A parte che devono spiegarmi cosa c’entrano le ossa con lo stomaco, se anche fosse, ho chiesto a Medbunker cosa ne pensava, e mi ha risposto che oltre ad essere una pratica inutile è anche pericolosissima, specialmente se praticata sui neonati.

Collana d’ambra
Anche questo argomento lo trovate su Medbunker, l’ambra che con la sua ‘energia’ cura i problemi legati alla dentizione si commenta da sè. E’ più facile che il pupo ci si impicchi.

Bio
Penso sia più una (costosa) moda, specialmente per quanto riguarda i prodotti per l’infanzia. Personalmente leggo solo le etichette per evitare sale e (troppo) zucchero.

LIBRI DA LEGGERE
“Il linguaggio segreto dei neonati”, di Tracy Hogg. E basta. Santa donna. Tutto quello che so, e molto ha funzionato, l’ho letto qui. E’ un’impostazione molto inglese però, potrebbe risultarvi ‘fredda’.
Ma in realtà è piena di buonsenso e calma anche le paranoie più insidiose. Ho apprezzato il fatto di non dover trasferire sul bebè emozioni ‘adulte’ che non gli appartengono, le spiegazioni spicce sul ‘perchè piange’, come accompagnarlo al sonno in modo che sia indipendente e dorma tutta la notte (ma qui gioca anche un ruolo cruciale il carattere del bebè) e l’importanza del riprendersi i propri spazi e la propria identità come donna. Quando leggi il libro molte cose ti sembrano ovvie, ma credetemi: c’è davvero bisogno che qualcuno te le dica.

ps. chiudo con un paio di sezioni:

PRIMA DEL PARTO
Preparate TUTTO e non tenetevi qualcosa da fare quando il bebè sarà a casa. Fate tutto PRIMA.
E fate anche il massaggio perineale con l’olio della Weleda, serve davvero.

DOPO IL PARTO – COSE CHE NON VI DICONO
All’inizio piangerete, tantissimo, per nessun motivo. Anche guardandolo dormire.
Le prime settimane sarete irritabili peggio che durante le mestruazioni, fate presente a chi sta intorno di soppesare bene le parole.
Un po’ di incontinenza è normale, poi passa.
Quando il bebè avrà tre mesi perderete una valangata di capelli.
Il vero casino sarà gestire i parenti e i rapporti familiari, soprattutto i primi giorni che tutti vorranno venire ASSOLUTAMENTE a trovarvi.
Non c’è dialogo possibile con chi non vuole vaccinare i propri figli.
Chiedete aiuto, e cercate di non pretendere troppo (sì vabbè ciao, ma io lo consiglio lo stesso).
Non è vero che potrete dormire “quando lui dorme”.
Avete partorito da poco e vi chiederanno già quando arriverà un/a fratellino/sorellina.

Infine: riceverete una quantità invereconda di consigli non richiesti, anche al parco da persone che passano di lì per caso e che non conoscete. Tutti hanno la risposta in tasca, sono tutti esperti di puericultura, di peso dei neonati e di allattamento. Estinzione rapida.

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL DEI GATTINI

Non succede spesso di ascoltare qualcuno che conferma la bontà del tuo punto di vista su un determinato argomento, ma quando succede, vi assicuro, è una vera boccata d’aria fresca.

Diciamolo, tatuiamocelo se necessario: qualità sempre, prima di tutto, perchè la qualità VINCE. Basta con le non-notizie (aka stronzate).

Anche se qualcosa di molto interessante Jeff Jarvis – che è direttore del Tow-Knight Center for Entrepreneurial Journalism – lo dice anche dopo (1.00.12 sul video):

“L’argomento è: se diamo alla gente quello che vuole vorranno solo celebrities e gattini. Non sto dicendo che dobbiamo farlo, noi dobbiamo avere il nostro marchio, la nostra autorità, il nostro valore. Se vuoi quella roba puoi trovarla su Internet in qualsiasi momento. Il valore più elevato che possiamo avere è l’autorità. Il giornalismo è una risorsa preziosa, quello che mi dà fastidio è che migliaia di giornalisti abbiano perso un’ora ciascuno per parlare della stessa dannata storia (si riferisce a The Dress n.d.r.). Con la tecnologia potevi ‘embeddare’ il contenuto di Buzzfeed sul tuo sito, e sotto la tua community avrebbe parlato di questo. Diamo a Buzzfeed i credit per questa storia”

Jarvis ha dato una risposta semplice e perfettamente applicabile in questo marasma opprimente di videocommoventidavedereassolutamente, e per chi cerca di difendere con le unghie e con i denti le cose fatte bene questi discorsi suonano finalmente come un’epifania.

Anche se il sistema imperante sembra voler dirigere tutto in senso opposto – perchè si sa, far cambiare paradigma è già un’impresa normalmente, figuriamoci in un Paese provinciale e legato a schemi vecchi come il cucco, strozzato dalle logiche economiche del ‘tutto e subito’ – alla fine non è difficile mettere in pratica una concreta e reale ‘buona prassi’ per far evolvere il giornalismo. Del resto la chiave per il futuro, come ha detto anche Jarvis, è l’evoluzione. E no, non penso che i gattinipuccyness ne facciano parte.

ps. certo che fa un po’ ridere il ritardo di applausi e risposte per ‘colpa’ della traduzione simultanea. Se nella vita vogliamo fare i giornalisti famolo ‘sto corso di inglese dai!

LA CARA VECCHIA VIA DI MEZZO

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Ieri girava su Facebook questa bufala, quella del 37enne torinese che avrebbe abbandonato un cane in autostrada per poi morire in un incidente 300 metri più avanti. La storia è falsa, ma molti animalisti hanno dato il meglio di sè (persone che hanno a cuore tutti gli esseri viventi ma gioiscono della morte di un altro essere vivente).

Per non parlare degli estremismi via immagini, un paio di esempi appena visti: sei animalista/vegetarian*/vegan* e si avvicina Pasqua? Via con le foto degli agnelli appesi per il collo e scuoiati. Sei antiabortista? Sotto con immagini a caso tratte dal kit feti-maciullati-da-pubblicare-nei-dibattiti-sull’-aborto.

Chiamatelo come volete: compromesso, zona grigia (purtroppo non si può usare ‘sfumatura’ perchè si darebbe tutto un altro senso al contesto), via di mezzo…insomma, quello che c’è tra due posizione estreme.

Non esiste più. Oggi non è più possibile un dibattito civile con la pacata esposizione di posizioni, anche opposte, che subito esplode una guerra nucleare. Fosse stato così ai tempi di Aristotele la filosofia si sarebbe estinta quasi subito.

Di solito a uscirne sconfitto, o per semplice abbandono di campo, è il cervello più ‘mediatore’ dei due contendenti. Quando ti rendi insomma conto che non ne vale più la pena, perchè tu accetti il pensiero dell’altro ma il tuo interlocutore vuole a tutti i costi importi la sua visione del mondo perchè, lo sa per certo, è quella giusta e unica possibile e tu di sicuro non capisci un cazzo e se parli è perchè non conosci o non ci sei mai passato e allora “vedrai quando” e per ora zitto, e quindi il passo indietro lasciando cadere il discorso tocca a te. Mentre chi è di fronte è quello che magari si definisce pure ‘democratico’.

La sensazione è che le mezze misure non siano più concepite, specialmente su

– religione
– sesso
– riproduzione e non (quindi anche ad esempio allattamento, educazione dei figli, aborto, fecondazione assistita, genitori separati)
– immigrazione (di solito su argomento ‘rom’)
– marò
– politica in generale (discussioni estenuanti con simpatizzanti del M5S)
– cospirazionismo spinto
tematiche di genere
– omosessualità
– ‘medicina alternativa’, cure miracolose e omeopatia
– animali, animalisti, vegan-vegetarianismo, puccyness (le ‘tenere nutrie’ da salvare e la galera per i mangiatori di conigli)

e nonostante ti riprometti di non invischiarti MAIPIU’ in conversazioni pubbliche su questo argomento, inevitabilmente ci ricaschi.

Il tutto si sviluppa il più delle volte – specialmente sulla fin troppo affollata di idee piazza di Facebook – secondo lo schema:

esposizione delle idee –> scoperta della diversità di vedute –> scontro –> insulto personale e diretto spesso su altri temi che non c’entrano niente

L’unico passaggio però che veramente mi sfugge è quello da ‘la gente’ a ‘laggente’, quando è avvenuto questo crollo verso la mediocrità qualunquista e assolutista?

FANCULO AI COLORI NEUTRI

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Dopo un’ondata furibonda di polemiche, eccolo qui sopra il traviantissimo ‘gioco del giender’ in cui i bambini “si scambiano i vestiti”. Eccolo, il progetto che rischia di provocare danni incommensurabili ai fanciulli.

LO SCANDALO: mostrare un papà che stira è PERICOLOSO per le nuove generazioni.

No, non lo trovate uno scandalo? Allora non si spiega il putiferio esploso a Trieste per il Gioco del Rispetto, proposto in un asilo per

“provare a far riflettere bambini e bambine – attraverso il gioco – su ciò che possono o non possono fare a seconda del loro genere”

come spiegano le ideatrici (qui un ottimo post che precisa bene tutta la vicenda).

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Che, tra l’altro, non si capisce perchè se ne sia parlato in questi termini assurdi basandosi solo sulle traveggole di un genitore raccontate ad un giornale locale. Nessuno si è preso la briga di verificare, cosa che aggiunge lo schifo allo schifo.

Viene da pensare che chi urla al boicottaggio apprezzi e avvalori gli stereotipi di genere che imprigionano uomini e donne fin dalla tenera età: in Italia c’è un gender gap che fa spavento, specialmente per quanto riguarda le donne, pagate – e considerate – di meno dei loro colleghi maschi pari livello, e costantemente a rischio quando si tratta di scelte familiari (leggi –> fare un figlio). Allo stesso tempo gli uomini vengono stigmatizzati se adottano comportamenti ‘non da maschio’ – vedi l’uso dell’orrido termine ‘mammo’, nel Paese in cui il congedo di paternità viene percepito come un’offesa alla virilità -, quando ad esempio nella vita di tutti i giorni ci sono un sacco di uomini che si dedicano alla cura dei familiari, mansione tipicamente appioppata ‘per genere’ alle donne ‘buone per indole, mogli, madri’.

Si parte dalla culla, dalla divisione dei colori: ho sentito recentemente una conversazione in cui si spiegava che durante la gravidanza si vuole conoscere il sesso del nascituro per “sapere di che colore fare la cameretta”, e se non vuoi sapere il sesso puoi sempre dipingere le pareti di “colore neutro”. Ma che diavolo è un colore neutro? Come fa un colore ad essere NEUTRO?

Nei negozi anche la scelta per il corredino da portare in ospedale è limitato a 3 colori orrendi: rosino, azzurrino e, eccolo qui il colore ‘neutro’, giallino. Per le mamme che vogliono la sorpresa.

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Nel film Juno, la mamma adottiva del bambino si interroga se sia meglio colorare le pareti ‘crema’ o ‘cheesecake’. Un colore ‘neutro’ non conoscendo il sesso del nascituro. Il dialogo della coppia è formidabile, andatevelo a recuperare.

Il pupo poi cresce, e tocca fare lo stesso discorso quando ti becchi le corsie sessiste di una nota catena di negozi di giocattoli che offre ‘giochi per bambini’ e ‘giochi per bambine’. Il culmine dell’assurdo lo hanno raggiunto i libri con le paroline “per le bimbe” e “per i bimbi”:

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(via Comunicazione di genere)

Non è ora di finirla con queste stronzate? Il fatto che non esistano ‘cose da femmine’ e ‘cose da maschi’ è così inaccettabile? E’ giusto relegare future donne e futuri uomini ad un destino preconfezionato? Così non si fa affatto il bene dei figli, anzi, li si costringerà a lottare contro gli stereotipi tutta la vita (soprattutto il genere femminile).

Bell’affare, e bel futuro.

Per fortuna oggi abbiamo le alternative per insegnare ai più piccoli un’altra prospettiva decisamente più arricchente, tra cui proprio il Gioco del Rispetto, o anche le pubblicazioni della casa editrice Lo Stampatello (anch’essa travolta dallo scandalo quando fu pubblicato il volume “Piccolo Uovo”). Nonostante stia imperversando e si stia rinvigorendo una odiosa cultura sessuo e omo-fobica fatta di ignoranza e preconcetti, che vede minacce ovunque, che lancia anatemi in nome di una idealizzata famiglia tradizionale che non solo non esiste più, non è mai esistita, ostinandosi a non voler vedere il mondo per quello che è, con la bellezza delle sue diversità. E’ una dura lotta, ma dobbiamo assolutamente portarla avanti.

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UPDATE!

Bene la sensibilità su queste tematiche. Ma questa storia è davvero assurda. Vie di mezzo mai?

LE ORIGINI DEL MALE

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Sono sempre più convinta che un giorno si potrà comprendere l’orrore del mondo solo se si partirà da un semplice assunto: il male esiste, ed è dappertutto. E il più delle volte non dà segni premonitori.

E’ brutto? Cinico? Lo so.

Se proprio ci piace dividere e rinchiudere la società in categorie, non esiste un’etichetta esente dalla violenza. Questo perchè, a monte, lo sposarti non ti rende necessariamente ‘famiglia’, così come il fare un figlio non ti rende necessariamente ‘genitore’. Se non per mera convenzione (e sicurezza per aver raggiunto il ‘traguardo’ di una vita, perchè no? Moltissimi lo fanno per questo).

No è che mi sono ampiamente rotta le palle della psicanalisi for dummies propinata a reti unificate a ogni ora del giorno, e delle vite e miracoli della sante madri di (F)loris. Intanto io i miei vicini non li saluto mai.

PROFESSIONE: MUSIC BLOGGER

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Finalmente un’etichetta.

UN PAESE DI SANTI E PUTTANE

Una delle contraddizioni italiane con cui faccio più a cazzotti è la religione. Prima guardavo una replica delle Invasioni Barbariche, l’intervista con il ministro del lavoro Giuliano Poletti. Ora, siccome Poletti arriva dall’esperienza del partito comunista, Daria Bignardi – o i di lei autori – hanno pensato di chiedergli se “è cattolico”. Prevedibile e abbastanza qualunquista, come se la fede sia ancora oggi – nel 2014 – un requisito per la buona politica (se non fosse sufficiente, basti guardare l’attenzione riposta nella saga fotografica ‘Matteo Renzi va a messa’).

Io non mi capacito, davvero: quando in tutti gli ambiti il ‘noi/io’ viene sempre prima degli ‘altri’, ovvero della collettività – stiamo ammirando da tempo gli effetti deleteri di questa scuola di pensiero – mi sembra abbastanza ridicolo richiedere e prendere ancora in cosiderazione la religiosità o meno di un determinato personaggio a garanzia del buon agire.

La storia ci ha mostrato più volte, e gli esempi li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno, che l’italiano medio (in generale) tende a fottere chi si trova davanti, e a favorire gli amici, o quelli da cui può trarre un qualche interesse economico. A maggior ragione questo accade quando ricopre i ruoli di potere. Non si spiegherebbero altrimenti l’altissimo tasso di corruzione, e il nepotismo endemico a qualsiasi livello.
Non tiro in ballo le negazioni dei diritti civili e il diritto all’autodeterminazione se no facciamo notte (la religione l’ho studiata, e anche piuttosto bene: vi sfido a scovare le clausole che nella dottrina precisano quale PROSSIMO si debba amare/rispettare, quale etnia, quale religione, quale preferenza sessuale, quale libertà di scelta e quale possibilità lavorativa. Perchè mica tutti hanno gli stessi diritti, ma che ve lo dico a fare).

Non importa quali porcate si combinino, tutto è sempre perdonato e dimenticato. Perchè alla fine è una questione di coscienza, perchè alla fine, secondo la credenza, un giorno poi si dovranno ‘fare i conti’.
Ma anche perchè il nostro Paese ha una labilissima memoria storica, e si continuano a difendere presunti principi etici (o ‘di coscienza’) di per sè indifendibili.

Moltissime decisioni vengono prese in base ad una scala di valori che non esiste o per lo meno, che è valida solo per quel qualcuno.

Per cui smettiamola di prenderci in giro, e di farci prendere in giro.

IT WASN’T ME

E’ sempre divertente, ed egocentrico, cercarsi su Google.

ominimia

CONSUMISMO E FASTIDIO

Tra poco sarà Natale. Soldi non ce n’è molti, si sa, specialmente di questi tempi. A pensarci, sarebbe finalmente una buona occasione per evitare il consumismo sfrenato.

ps. DISCOLOOP DEL MERCOLEDI’ in ritardo

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