IL MOTO PERPETUO DELLA CATENA DELLA VIOLENZA

La vicenda dello stupro ai danni di una tassista romana avrebbe dovuto chiudersi ieri, con l’arresto del reo confesso.

Invece, siccome lo sport mediatico nazionale è sfrucugliare nella vita dei protagonisti della cronaca, Il Tempo ha raggiunto la madre dello stupratore.

L’intervista è stata un errore – perchè secondo me non aggiunge nulla alla cronaca -, ma dato che ormai è stata pubblicata, mi ha fatto nascere un tarlo in testa. Cercherò di spiegarmi nel modo più preciso possibile in modo da non dare adito a facili fraintendimenti.

poverino

PRIMA PREMESSA IMPORTANTE: nessuna violenza è giustificabile. MAI. In NESSUNA occasione. Non ci sono ATTENUANTI di sorta e chi sbaglia deve PAGARE. Sempre. Questo perchè siamo SEMPRE pienamente responsabili di quello che commettiamo, quando compiamo delle scelte dobbiamo accettarne SEMPRE le conseguenze. E il raptus NON-ESISTE.

SECONDA PREMESSA IMPORTANTE: il sangue ribolle a leggere queste frasi che suonano quasi come una giustificazione, e sarebbe fin troppo facile addossare alla madre la responsabilità della non-educazione del figlio. Ma siccome affibbiare alle madri in modo esclusivo gli oneri (e le rogne) dell’educazione dei figli è tipico della cultura maschilista non lo farò.

Chi mi conosce sa quanto sia personalmente impegnata sul tema della lotta alla violenza contro le donne, e proprio per questo mi preme prendere un minuto NON per giustificare (lo specifico anche se credo non sia necessario) ma per cercare di delineare meglio la situazione.

Questo perchè appoggiandomi comunque alle mie certezze, in questo caso specifico mi sento un elefante in una cristalleria.

Abbiamo una donna, la tassista, prima vittima di una terribile violenza, lucida (non un raptus, che come sappiamo non esiste), un incubo da cui dovrà pian piano riemergere, e immaginiamo bene con quali difficoltà.

Abbiamo una seconda donna, la già citata madre, che racconta una storia di violenze subìte a sua volta (storia tutta da verificare, ma concediamo per un attimo che sia vero). Facile che il violentatore abbia assistito alle violenze del padre sulla madre e che questo abbia influenzato la sua crescita. La madre, un giorno, trova la forza di scappare dal suo inferno domestico e se ne va, ma lascia il figlio in balia di questo (presunto) violento.

[Quando parliamo di violenze domestiche non dobbiamo cadere nell’errore di giudicare le donne che non denunciano, o che lo fanno solo dopo tanti anni. Dobbiamo cercare di offrire un supporto ‘morale’ senza NESSUN giudizio, per sperare di suscitare in loro la forza necessaria per chiudere per sempre una storia ‘sbagliata’]

In questo quadretto familiare drammatico, con tanto di matrimonio fallito (sorvolo sulle presunte responsabilità addossate all’ex moglie nell’intervista), c’è anche una futura donna, che oggi è una bambina di 7 anni. Un giorno crescerà e dovrà fare i conti con questa brutta vicenda (già da oggi a dire il vero, perchè se il mondo conosce il suo cognome ci vuol poco a fare due più due, anche se – ci dicono – sono state prese le dovute misure per proteggerla).

Se la storia raccontata dalla madre non fosse vera e fosse solo un’invenzione per cercare di ‘scagionare’ il figlio allora è un altro paio di maniche, ma se è tutto vero può solo dimostrare gli esiti a lungo termine della violenza contro le donne, quando non trova la sua drammatica conclusione in un lago di sangue.

Questo circolo violento si espone in tutta la sua atrocità: violenza chiama violenza, generazione dopo generazione.

Nessuna giustificazione, scusa o spiegazione, ci tengo a sottolinearlo ancora una volta, ma analizziamo per comprendere: ecco perchè è davvero importante combattere questa piaga, senza girarci dall’altra parte perchè sono questioni ‘di famiglia’.

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Pubblicato il maggio 12, 2015 su FEMMINISMI. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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