AB-NORMALI

Sul cosa è NORMALE.

Cosa significa essere ‘normali’. O peggio, ‘apparentemente normali’, come troviamo scritto praticamente ovunque ogni volta che si parla di azioni estremamente violente di cui non comprendiamo l’origine e la ragione (come femicidi e stupri commessi da non-stranieri*).

In ordine di tempo, lo stupro della tassista avvenuto a Roma qualche giorno fa: l’autore ha confessato, è italiano, la notizia è stata praticamente liquidata. Caso chiuso.

Sembrava una persona ‘normale’, come può un 30 enne, padre di famiglia, fare certe cose? Poteva essere un nostro vicino di casa, e – detto sottovoce – non poteva invece essere uno straniero – “violento per indole” come spesso si dice – così le nostre coscienze non venivano turbate?

Così si evince dai commenti arrivati alla sua pagina Facebook che è stata prontamente chiusa dagli inquirenti.

Ecco la soluzione, tutta colpa di un RAPTUS. Per sua stessa ammissione. Un raptus di cui guarda caso ricorda perfettamente l’attimo di inizio e di fine:

“Non volevo, non mi è mai successa una cosa del genere. Quella mattina aspettavo l’autobus in via Aurelia. Avevo dormito da un amico lì vicino perché avevo fatto tardi al lavoro. Il bus non arrivava e così ho deciso di prendere il taxi. Al volante c’era lei. Le ho detto di portarmi a Ponte Galeria, ma durante il tragitto sono stato preso da un raptus: vicino a casa le ho fatto cambiare strada per arrivare in un viottolo sterrato, isolato, nei pressi di via Pescina Gagliarda. E lì fuori l’ho violentata”

Il martellamento mediatico sulla momentanea perdita di capacità di intendere e di volere che spiega tutteccose ha sortito i suoi effetti sul lungo termine: adesso non sono più i quotidiani e i tg ad addossare al ‘raptus’ (sempre quando il violento è italiano) ogni responsabilità, lo fanno direttamente i criminali. Quasi a cercare la giustificazione, che per anni altri hanno dato al posto loro. Per essere sicuri di una rapida remissione del peccato commesso.

Spiace dover però segnalare che Claudio Mencacci, ex presidente della Società italiana di psichiatria e direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano ha chiaramente spiegato solo qualche mese fa (qui una bella intervista sul Corriere):

“Troppo spesso, direi. Sotto il cappello del raptus, o alcune volte della follia, si mette la violenza inaudita, quella imprevista, impulsiva. E non si considera mai che, guarda caso, quella violenza ha come oggetto i più fragili, i deboli, le persone indifese e quindi le più esposte. Lei ha mai sentito dire di qualcuno colto da raptus che ha assalito un uomo grande e grosso?”

Che tristezza, il raptus. Dai, ammetti le tue responsabilità, perchè: vogliamo dirlo? Se mai esistesse davvero il raptus ci fai una figura patetica, per non essere riuscito a controllare i tuoi istinti.

Intanto noi cerchiamo di far pace con noi stessi: la gente è cattiva per natura, guarda un po’, e non basta essere ‘padri’ o appartenenti a qualsiasi altra etichetta catalogata dalla società nei BUONI per essere esenti dal male.

Vittima del raptus.

Qui – mi sembra inutile doverlo specificare ma lo faccio ugualmente – ci sono solo due vittime. E lui non è certo tra quelle.

La prima: la tassista, violata due volte nel modo più infame esistente sulla faccia della terra, nel fisico (dove le ferite prima o poi guariscono) e nell’anima. A lui, al bravo padre di famiglia, invece gli incubi di notte verranno? Gli verrà l’ansia e il panico ogni volta che metterà le mani sul volante? Ogni volta che affronterà una nuova corsa?

Per non parlare dei risvolti nella vita privata e, a questo proposito, ecco la seconda vittima: sua figlia. Una futura donna, a cui suo padre ha regalato lo spettacolo peggiore.

*confrontate le reazioni dell’opinione pubblica quando il violentatore o l’omicida è straniero e quando è un ‘bravo italiano’ figurati se ‘padre di famiglia’.

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Pubblicato il maggio 11, 2015 su FEMMINISMI. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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