FANCULO AI COLORI NEUTRI

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Dopo un’ondata furibonda di polemiche, eccolo qui sopra il traviantissimo ‘gioco del giender’ in cui i bambini “si scambiano i vestiti”. Eccolo, il progetto che rischia di provocare danni incommensurabili ai fanciulli.

LO SCANDALO: mostrare un papà che stira è PERICOLOSO per le nuove generazioni.

No, non lo trovate uno scandalo? Allora non si spiega il putiferio esploso a Trieste per il Gioco del Rispetto, proposto in un asilo per

“provare a far riflettere bambini e bambine – attraverso il gioco – su ciò che possono o non possono fare a seconda del loro genere”

come spiegano le ideatrici (qui un ottimo post che precisa bene tutta la vicenda).

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Che, tra l’altro, non si capisce perchè se ne sia parlato in questi termini assurdi basandosi solo sulle traveggole di un genitore raccontate ad un giornale locale. Nessuno si è preso la briga di verificare, cosa che aggiunge lo schifo allo schifo.

Viene da pensare che chi urla al boicottaggio apprezzi e avvalori gli stereotipi di genere che imprigionano uomini e donne fin dalla tenera età: in Italia c’è un gender gap che fa spavento, specialmente per quanto riguarda le donne, pagate – e considerate – di meno dei loro colleghi maschi pari livello, e costantemente a rischio quando si tratta di scelte familiari (leggi –> fare un figlio). Allo stesso tempo gli uomini vengono stigmatizzati se adottano comportamenti ‘non da maschio’ – vedi l’uso dell’orrido termine ‘mammo’, nel Paese in cui il congedo di paternità viene percepito come un’offesa alla virilità -, quando ad esempio nella vita di tutti i giorni ci sono un sacco di uomini che si dedicano alla cura dei familiari, mansione tipicamente appioppata ‘per genere’ alle donne ‘buone per indole, mogli, madri’.

Si parte dalla culla, dalla divisione dei colori: ho sentito recentemente una conversazione in cui si spiegava che durante la gravidanza si vuole conoscere il sesso del nascituro per “sapere di che colore fare la cameretta”, e se non vuoi sapere il sesso puoi sempre dipingere le pareti di “colore neutro”. Ma che diavolo è un colore neutro? Come fa un colore ad essere NEUTRO?

Nei negozi anche la scelta per il corredino da portare in ospedale è limitato a 3 colori orrendi: rosino, azzurrino e, eccolo qui il colore ‘neutro’, giallino. Per le mamme che vogliono la sorpresa.

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Nel film Juno, la mamma adottiva del bambino si interroga se sia meglio colorare le pareti ‘crema’ o ‘cheesecake’. Un colore ‘neutro’ non conoscendo il sesso del nascituro. Il dialogo della coppia è formidabile, andatevelo a recuperare.

Il pupo poi cresce, e tocca fare lo stesso discorso quando ti becchi le corsie sessiste di una nota catena di negozi di giocattoli che offre ‘giochi per bambini’ e ‘giochi per bambine’. Il culmine dell’assurdo lo hanno raggiunto i libri con le paroline “per le bimbe” e “per i bimbi”:

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(via Comunicazione di genere)

Non è ora di finirla con queste stronzate? Il fatto che non esistano ‘cose da femmine’ e ‘cose da maschi’ è così inaccettabile? E’ giusto relegare future donne e futuri uomini ad un destino preconfezionato? Così non si fa affatto il bene dei figli, anzi, li si costringerà a lottare contro gli stereotipi tutta la vita (soprattutto il genere femminile).

Bell’affare, e bel futuro.

Per fortuna oggi abbiamo le alternative per insegnare ai più piccoli un’altra prospettiva decisamente più arricchente, tra cui proprio il Gioco del Rispetto, o anche le pubblicazioni della casa editrice Lo Stampatello (anch’essa travolta dallo scandalo quando fu pubblicato il volume “Piccolo Uovo”). Nonostante stia imperversando e si stia rinvigorendo una odiosa cultura sessuo e omo-fobica fatta di ignoranza e preconcetti, che vede minacce ovunque, che lancia anatemi in nome di una idealizzata famiglia tradizionale che non solo non esiste più, non è mai esistita, ostinandosi a non voler vedere il mondo per quello che è, con la bellezza delle sue diversità. E’ una dura lotta, ma dobbiamo assolutamente portarla avanti.

Foto | Gioco del rispetto

UPDATE!

Bene la sensibilità su queste tematiche. Ma questa storia è davvero assurda. Vie di mezzo mai?

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Pubblicato il marzo 17, 2015 su FEMMINISMI, LIFE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Bell’articolo, più o meno è come cercare di spiegare perché il nazismo non è affatto male partendo dalla costruzione delle Autobahnen.
    Purtroppo per voi indifferentisti, ci sono (ancora) cose da maschi e cose da femmine, robetta eh niente di che. Cose tipo partorire e allattare ad esempio, ma sono certo che presto riuscirete anche ad appianare queste quisquilie.

    • Ci hai scoperto: noi indifferentisti puntiamo proprio a far partorire gli uomini, è questa la nostra mission.

      • Bel tiro, ma hai preso il palo, quello che tentate (attivamente o passivamente) di fare è tutto l’inverso, prendere la bellezza dell’essere donna e frantumarlo; sminuzzarlo fino a renderlo una poltiglia inutilizzabile.
        Già da tempo la netta e separazione tra sesso e potenzialità generativa (aborto e contraccezione) hanno reso la donna più uguale all’uomo. Poi con il miraggio della carriera vi hanno fatto credere di essere qualcosa di meno spingendovi fino a rinnegare la vostra femminilità e ignorare l’orologio biologico, da qui mamme/nonne, 50enni primipare, social-freezing e tutte quelle puttanate che servono a farvi credere di essere libere.
        Adesso l’ultimo passo si sta compiendo: su una gravidanza di 40 settimane (quella umana n.d.r.), per le prime 8 l’embrione già vive sostentato prima dell’eventuale impianto in utero; dalla 21esima in poi, con parti eccezionalmente precoci, i bambini sopravvivono in moderne incubatrici. Una volta colmato il gap delle 12-13 settimane rimaste, si farà a meno del vostro utero e delle vostre peculiarità.
        Ed ecco a cosa serve il vostro indifferentismo, non a far partorire gli uomini, ma fare diventare le femmine uguali ai maschi.
        Continua a combattere per eliminare le differenze, gran traguardo, abbiamo davanti.
        Nel dualismo uomo/donna, invece di vedere uniti i due generi per contrastare quelle che sono innegabili errori di sopraffazione (nessuno di noi nega l’esistenza di una violenza sulle donne a livello planetario), ci si mette a combattere donne contro uomini, ma siccome la natura non aiuta le donne che “purtroppo” restano le sole che hanno determinate capacità (considerate ERRONEAMENTE invalidanti) allora vige l’adagio “se non puoi batterli, unisciti a loro”.
        Spero che tu abbia capito che non ci sono posizioni ideologiche in gioco, se non quelle che “teorizzano” che siamo uguali. Abbiamo stessa dignità. Non siamo uguali. Abbiamo Stessi diritti e doveri, non siamo identici.

  2. Partiamo dal presupposto che non è in atto nessuna guerra femmine contro maschi e che tutto questo non nasce per ‘odio’ nei confronti del genere maschile, sia ben chiaro.

    Non si parla di differenze, proviamo a chiamarle così, ‘anatomiche’, che sono palesi, non lo nega nessuno. Qui si parla di stereotipi legati al genere di appartenenza ‘per cultura’ e ‘per imposizione sociale’ estremamente vincolanti nello sviluppo di una persona.

    Semplifico e faccio un esempio banale per farmi capire: la donna ‘per natura’ può partorire, è OVVIO, ma non è che partorendo ‘per natura’ deve sobbarcarsi obbligatoriamente tutto il carico di gestione familiare perchè ‘è suo compito’ e perchè secondo il pensare comune ‘le riesce meglio’.

    E’ totalmente scorretto pensare che si parli di ‘eliminazione delle differenze’ in senso biologico: siamo nel 2015 e si pensa ancora che la donna voglia diventare ‘uguale all’uomo’. No, è inaccettabile

    ps. Le libere scelte personali sulla riproduzione – da rispettare TUTTE, compresa la non riproduzione – poi sono un’altra questione ancora, non c’entra con questo discorso. Sempre che siano davvero un problema. Per me ad esempio non lo sono: deduco che per te ‘bellezza dell’essere donna’ e ‘femminilità’ siano sinonimi di ‘fare figli’, e allora siamo ulteriormente fuori strada.

  3. Purtroppo la tua premessa è sbagliata. Tutto questo è fatto solo ed esclusivamente in nome e per conto di una rivalsa femminile contro il maschio. Lo dichiarano da più parti tutti i gruppi promotori di queste tecniche di appiattimento mentale. Le più grandi femministe della storia, da Simone de Beauvoir alla Butler teorizzano che il conflitto uomo/donna deve essere eliminato eliminando ogni riferimento al genere, ogni differenza, ogni stereotipo.
    La guerra c’è eccome.
    Riguardo a come la penso io sulle donne, sono sposato da 15 anni ad una donna che ha fatto la sua carriera, che non ha avuto figli ma con la quale ne ho adottati due e per me è la donna più bella e femminile del mondo.
    Probabilmente il trucco è non cedere alla semplificazione della necessità del conflitto, ma allearsi con quello che viene visto come nemico, valorizzare le differenze di ognuno, vedere le persone (soprattutto i bambini) non come “cose cosabili” ma come soggetti e individui con le proprie peculiarità da educare e valorizzare in famiglia, non in una scuola piatta e ideologica.

    Tanti cari saluti.

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