SEI MORTA TROIA

shotmorte

Più lo guardo, più non so come spiegarmi quei like e quelle condivisioni a questo status, pubblicato da un uomo che ha infilato un coltello – più di una volta – nell’addome di sua moglie. Anzi, della “TROIA” (cit.).
“TROIA” (cit.) perchè evidentemente ha ‘trasgredito’ al suo ruolo di ‘moglie’, di ‘oggetto posseduto’, e doveva essere punita.

Fa venire i brividi raccontata con queste parole, non è vero? Proprio per questo non mi capacito dei like. Le condivisioni potrebbero essere state fatte in un impeto di sdegno (ripeto, mi auguro) da parenti, amici o semplici utenti, dato che il profilo era pubblico.

Ma i like?

Qualche tempo fa aveva scritto:

“Arriverà il momento in cui ti sentirai felice, felice da morire, felice da vivere. E tutto il dolore, e le lacrime, e le tristezze, sembreranno lontane anni luce. Arriverà, la felicità, eccome se arriverà”

Con il senno di poi…

ps. ricordo la campagna #giornalismodifferente, impariamo a usare le parole giuste: i femmicidi NON vengono commessi per “rabbia, disperazione, depressione, separazione, disoccupazione”. Non esistono “padri modello”. Non c’è giustificazione che tenga davanti alla violenza sulle donne.

Pubblicato il dicembre 1, 2014 su FEMMINISMI. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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