UN PAESE DI SANTI E PUTTANE

Una delle contraddizioni italiane con cui faccio più a cazzotti è la religione. Prima guardavo una replica delle Invasioni Barbariche, l’intervista con il ministro del lavoro Giuliano Poletti. Ora, siccome Poletti arriva dall’esperienza del partito comunista, Daria Bignardi – o i di lei autori – hanno pensato di chiedergli se “è cattolico”. Prevedibile e abbastanza qualunquista, come se la fede sia ancora oggi – nel 2014 – un requisito per la buona politica (se non fosse sufficiente, basti guardare l’attenzione riposta nella saga fotografica ‘Matteo Renzi va a messa’).

Io non mi capacito, davvero: quando in tutti gli ambiti il ‘noi/io’ viene sempre prima degli ‘altri’, ovvero della collettività – stiamo ammirando da tempo gli effetti deleteri di questa scuola di pensiero – mi sembra abbastanza ridicolo richiedere e prendere ancora in cosiderazione la religiosità o meno di un determinato personaggio a garanzia del buon agire.

La storia ci ha mostrato più volte, e gli esempi li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno, che l’italiano medio (in generale) tende a fottere chi si trova davanti, e a favorire gli amici, o quelli da cui può trarre un qualche interesse economico. A maggior ragione questo accade quando ricopre i ruoli di potere. Non si spiegherebbero altrimenti l’altissimo tasso di corruzione, e il nepotismo endemico a qualsiasi livello.
Non tiro in ballo le negazioni dei diritti civili e il diritto all’autodeterminazione se no facciamo notte (la religione l’ho studiata, e anche piuttosto bene: vi sfido a scovare le clausole che nella dottrina precisano quale PROSSIMO si debba amare/rispettare, quale etnia, quale religione, quale preferenza sessuale, quale libertà di scelta e quale possibilità lavorativa. Perchè mica tutti hanno gli stessi diritti, ma che ve lo dico a fare).

Non importa quali porcate si combinino, tutto è sempre perdonato e dimenticato. Perchè alla fine è una questione di coscienza, perchè alla fine, secondo la credenza, un giorno poi si dovranno ‘fare i conti’.
Ma anche perchè il nostro Paese ha una labilissima memoria storica, e si continuano a difendere presunti principi etici (o ‘di coscienza’) di per sè indifendibili.

Moltissime decisioni vengono prese in base ad una scala di valori che non esiste o per lo meno, che è valida solo per quel qualcuno.

Per cui smettiamola di prenderci in giro, e di farci prendere in giro.

Pubblicato il marzo 29, 2014 su LIFE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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